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L’INVOLUCRO ADIABATICO + L’IMPIANTO
Vediamo ora cosa succede se, all’interno di ognuna delle tre specifiche condizioni dell’involucro illustrate nel Post precedente, andiamo ad inserire le diverse tipologie di impianto. In questo post esaminiamo l’involucro adiabatico che, ricordiamo, è un involucro più teorico che reale ma può fare da punto di riferimento per partire con l’analisi.
Fase Riscaldamento
In questo tipo di involucro parlare di riscaldamento ha poco senso in quanto l’unico carico termico che è necessario apportare(tranne che per l’eventuale messa a regime) è quello dovuto al ricambio d’aria. Quest’ultimo però è compensato dagli apporti delle persone (circa 100W/ps) e da quelli delle varie tipologie di apparecchiature (luci, TV, computers, fornelli, ecc.) nonché anche dagli apporti solari che, anche nel caso di improbabili vetrate e trasmittanza zero, potrebbero essere presenti.
Nel caso poi di ricambio d’aria meccanico anche questo carico andrebbe a scomparire per cui la condizione di adiabaticità rimane sostanzialmente indifferente al problema dei profili termici per cui non serve esaminarla.
Fase Raffrescamento
Diverso è se invece parliamo di raffrescamento in quanto un ipotetico involucro adiabatico non dissiperebbe il calore endogeno prodotto dalle persone, dalle apparecchiature e dagli eventuali apporti solari e quindi avrebbe comunque sempre bisogno di essere raffrescato, diversamente la sua temperatura aumenterebbe fino a raggiungere quella delle sorgenti di calore!
Nell’immagine che segue riportiamo uno schema di profili di temperatura estivi (condizione di raffrescamento) attivando l’involucro con l’utilizzo ditre diverse tipologie di impianto di raffrescamento.
Si può vedere come il profilo più lineare sia quello con l’impianto a pannelli radianti a soffitto mentre quello ad aria è il meno omogeneo. Le differenze che si riscontrano sono ovviamente dovute solo all’interazione fra i carichi termici interni e l’impianto, dato che un involucro adiabatico sarebbe di per sé completamente uniforme.
Un altro aspetto su cui porre attenzione è dato dalle differenze di temperatura che spesso ci sono fra la superficie (il cui valore è condizionato anche dagli scambi radianti) e l’aria che le è vicina; non sempre infatti si equivalgono e ciò influenza le sensazioni termiche del corpo.
È infine interessante notare anche la componente “velocità dell’aria” che, unitamente alla sua temperatura, determina quello che è chiamato il Draft Risk, ossia l’impatto che il flusso d’aria ha sulle sensazioni termomeccaniche del corpo, in particolare a livello della testa/collo e delle caviglie.
- Pubblicato in: Profili termici
- Data di creazione: 18/04/2017
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